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PREMOSELLO CHIOVENDA - 18-10-2021 - Realizzare un evento dedicato ai prodotti tipici locali con un protagonista assoluto: il Masaret. Assimilabile a una ricotta stagionata, questo prodotto degli alpeggi della Val Grande rischia di perdersi per sempre e finire dimenticato, assieme a tutto quello che rappresenta: cultura contadina e cibo povero che si fa sapore. Sapore antico, puro sapore, quasi introvabile ai giorni nostri anche se qualcuno, su richiesta, è ancora in grado di produrlo. A voler recuperare il Masaret è il nuovo sindaco di Premosello, Elio Fovanna, che l'ha messo anche nel programma. "Vogliamo recuperare le tradizioni e non lasciare che si perdano - spiega - e in questo senso il Masaret è un simbolo". "Chiamiamola sagra", aggiunge il primo cittadino, ma finché non saranno definiti i contorni si parla più genericamente di un evento gastronomico: "Organizzare una sagra non è proprio semplice, servirebbe una grande quantità di prodotto e  trovare chi lo produca; ma non è questo il problema - aggiunge Fovanna -. Come amministrazione abbiamo delle priorità a cui far fronte all'inizio del mandato (il bilancio ha un disavanzo di oltre 820mila euro e poi c'è la questione casa di riposo da risolvere ndr), ma è certo che troveremo il modo per valorizzare le nostre tradizioni e anche il Masaret, un passo per volta, magari partendo con una festa mangereccia".
A legare il sindaco Fovanna al Masaret, sono i ricordi legati alla sua infanzia, al nonno Carlo Delloro che lo portava in alpeggio in Val Grande. Tra prati pianeggianti dell'Alpe Quagiui e le bestie cui badare, i pranzi erano quasi sempre a base di polenta o patate bollite, accompagnate al prodotto realizzato col siero del latte. Il sindaco ce ne parla in prima persona.
UNA GIORNATA ALL’ALPE
Tutte le mattine ci alzavamo verso le 5.00, pulivamo le stalle poi andavamo a mungere, prima la capre e poi le mucche. Già allora praticavamo l’alternanza scola/lavoro, anzi quella era veramente una buona pratica di alternanza scuola lavoro.

Dopo questi adempimenti si poteva fare colazione con minestra di riso della sera precedente scaldata insieme alla polenta del giorno precedente.
Dopo colazione si accompagnavano le mucche al pascolo e si rientrava con la mandria all’ora di pranzo.
A mezzogiorno si mangiava polenta in “fragai” con latte di burro e masaret.
Durante il pomeriggio si tagliava l’erba a che poi veniva portata nel fienile secca.
A pomeriggi alterni si procedeva anche alla lavorazione del latte da cui si ricavava il formaggio e il burro.
Terminati questi lavori alle 6.00 circa si riportavano le mucche al pascolo fino alle 18.00.
Nel frattempo rientravano anche le capre dal pascolo che venivano anch’esse munte, mentre la minestra fatta con riso e spinaci selvatici di montagna (brucoi).
Dopo cena il nonno ci raccontava le storie di un tempo (i pucc), alcune inventate e si andava tutti insieme a dormire nel fienile non senza aver recitato le preghiere.
PRODUZIONE DEL MASARET
Il siero rimasto nel pentolone dopo la produzione del formaggio, si faceva bollire e con una schiumarola (scumarola) si raccoglieva la densa schiuma bianca che si era formata: la ricotta (i gnocc) e la si depositava in un recipiente di legno con i buchi (al garbul) per farla sgocciolare.
Questa, prima veniva versata in un contenitore di legno bucato (nel garbul). Il giorno dopo veniva impastata in un recipiente con sale e pepe e versata in un contenitore (bozz che era un recipiente di corteccia di tiglio o betulla - nella foto) e lasciata stagionare fino a quando, diventata asciutta, si formava una "muffetta" che significava che era stagionata il giusto.
Il masaret lo si mangiava con la polenta oppure con le patate bollite.
A.D