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tignaga baita montagna panorama

ANZASCA- 28-11-2021-- Nel 2020 cinque ragazzi anzaschini (uno ha più o meno la mia età!) hanno portato a termine lo splendido lavoro di pulire e ben segnare lo storico sentiero che sale al Passo Tignaga dalla valle omonima e chiude il magnifico anello attraverso gli alpeggi di Girareccio e Laveggio, verso Ceppo Morelli. Questi volontari meritano il ringraziamento di tutti noi che amiamo la montagna.

GITA N. 50  – PASSO DEL TIGNAGA

SETTEMBRE 2021

Dislivello: 1280 m. Sviluppo: 12,5 km. Tempo totale: 5 h 40’

Un alpinista normale, uno acciaccato, un grafomane ed una impareggiabile signora parcheggiano vicino alla chiesa di Ceppo Morelli, 753, in una bella giornata di inizio settembre. La temperatura è quella ideale per camminare. Mi stuzzica l’idea di tornare, dopo più di sessant’anni, nella bella e selvaggia Val Tignaga, dove dei grandi volontari hanno ripristinato uno storico sentiero.

Passiamo da Case Sturi e rivedo Villa Samonini dove, da bambino, trascorsi delle giornate indimenticabili dalle carissime signorine Lina e Maria. Vedere le erbacce nel bellissimo parco e la costruzione abbandonata mi fa venire un nodo in gola. Possibile che la grande generosità di quelle signore d’altri tempi sia stata ricambiata dalla rovina del loro bene più caro? Ahimè, l’homo sapiens possiede anche la sottospecie dell’homo ingratus e improvvidus.

Attraversiamo l’Anza sul monumentale ponte romano, passiamo in prossimità del campo sportivo, attraversiamo il ponte sul torrente Tignaga ed imbocchiamo la mulattiera che sale sulla destra. Siamo in un fitto bosco di abeti. Quasi subito arriviamo al bivio dove chiuderemo l’anello nel pomeriggio.

A destra seguiamo il sentiero B25, che ha come meta finale Carcoforo attraverso il Passo del Laghetto, e ci inoltriamo nella Val Tignaga. Incontriamo due statuette della Madonna rinchiuse in gabbiette metalliche, forse per preservarle da vandali e intemperie. Dopo un’ora e dieci minuti ecco l’Alpe Piana di Ceppo Morelli, 1174.

Durante una breve pausa valutiamo il percorso da seguire sulla cartina, comunque molto chiara. Il sentiero è sempre ben segnato. Di qui ne sale anche uno verso Girareccio, segnato da un volontario, ma non indicato sulla cartina. Noi teniamo la destra e, in piano, entriamo nel bosco di faggi ed andiamo ad attraversare il torrente su un ponte metallico. Siamo adesso sulla sinistra orografica e io sento il solito sgradevole profumo dell’homo idroelettricus.

Ma è tutto troppo bello per pensarci. E poi l’aria di casa e il fresco di oggi mi fanno sentire particolarmente bene, leggero nonostante il solito zaino pesante. Si sale subito decisamente, poi la pendenza si attenua ed ecco, dopo quaranta minuti, la Cappella del Cour Gil, 1375, dedicata agli alpigiani della Val Tignaga e riparata da una grande tettoia. C’è anche una fontana e facciamo colazione. Dopo pochi minuti ripassiamo sulla destra orografica del torrente quasi asciutto. C’è una corda tesa fra le due sponde, non certo per aiutarsi contro la corrente, ma, probabilmente, per segnalare il guado ai concorrenti della infinita Monterosa Est Himalayan Trail che è passata anche da qui.

Siamo in una tranquilla oasi di bellezza e sembra di volare. Dopo meno di mezz’ora dalla colazione arriviamo all’Alpe Corte di Sotto, 1513, nobilitata da una bella baita. Mentre contempliamo con calma, l’alpinista acciaccato, come d’abitudine, approfitta della nostra distrazione e tenta la fuga. Ma oggi per lui non è giornata e, alla rovina dell’Alpe Cascinone, 1798, siamo di nuovo tutti insieme. Qui c’è un bivio. Il sentiero B25 prosegue a destra per la Balma del Pastore, il laghetto Tignaga e il Passo del Laghetto o di Tignaga, verso Carcoforo. Noi teniamo la sinistra e seguiamo il sentiero B25b verso oriente, in salita sempre più dolce fino al Passo del Tignaga, 1994. Vi arriviamo in un’ora da Corte di Sotto.

Che bello qui! A occidente spuntano, sopra il Pizzo della Caccia, le quattro cime del Rosa. Scendiamo sul versante opposto verso nord est, lungo il sentiero B23, ed arriviamo quasi subito ad una bella baita. Dovremmo essere a Pian dla Scüma. Il percorso è sempre evidente e molto ben segnato, leggermente più ripido e impegnativo in alcuni tratti rispetto al tratto in Val Tignaga, ma senza alcun problema.

E’ stato fatto un gran lavoro. In trentacinque minuti raggiungiamo lo splendido alpeggio di Girareccio, 1655, e ci fermiamo per il pranzo con la simpatica compagnia di due cavalli liberi che qui sono i padroni.  In un bosco fiabesco scendiamo in poco più di mezz’ora all’Alpe Laveggio, 1366, altro gioiello della media Anzasca. Qui incontriamo Giancarlo Tabachi, classe 1934, che fu un mito della corsa in montagna e della corsa campestre ai suoi tempi, esempio inarrivabile per noi ragazzini che cercavamo di salire un po’ in fretta.

Ci offre da bere e ci racconta che quest’anno è già salito qui da Ceppo Morelli solo cinquantuno volte, percorrendo gli oltre seicento metri di dislivello in poco più di un’ora. Ha appena finito di tagliare legna. Alla sua età, se ci arrivo, spero di impiegare un po’ meno per i due piani di scale della casa di riposo. Sua moglie Anna, che avrò la fortuna di incontrare a Ceppo, lavorò per tanti anni dai miei nonni a Borca. In un’ora, con tutta calma, chiudiamo l’anello di oggi poco sopra il campo sportivo e raggiungiamo in breve le auto. La solita meritata birra a metà valle chiude in bellezza la giornata.   

 Gianpaolo Fabbri

 

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